NIDI, A TRENTO TARIFFE PIU’ BASSE PER CHI E’ AMMALATO
Ma era meglio creare nuovi posti per chi oggi e’ escluso
Riduzione delle tariffe degli asili nido in caso di malattia e l’impegno a discutere in commissione la proposta di un bonus bebè. Si è chiuso su questi due punti venerdì notte l’accordo tra maggioranza e opposizione che ha consentito ieri mattina di approvare il bilancio del Comune per i prossimi tre anni. Il via libera alla manovra finanziaria, con 32 favorevoli e 12 contrari, è arrivato ieri alle 11.15 dopo cinque giorni di dibattito: 202 milioni di euro il bilancio corrente 2010, invariati i tributi, tariffe ritoccate dell’1,5%, 147 milioni di investimenti in tre anni. L’accordo riguarda in primis le rette dei nidi. Approvato l’ordine del giorno che impegna la giunta a rivedere le tariffe nei casi di assenza: la riduzione sarà del 33% per tutti i giorni di assenza; del 66,66% in caso di malattia certificata dal pediatra; del 100% per tutti i giorni in caso di ricovero in ospedale. Oggi la riduzione è del 15% per assenze non certificate, del 50% dall’8º giorno con certificato e del 66% dal 21º giorno in poi.
Nel 2008 le spese per le malattie sono state di 118 mila euro, una cifra che ora potrebbe raddoppiare secondo i calcoli dell’assessore Paolo Castelli, il quale avrebbe voluto mantenere la riduzione al 33% per i primi 7 giorni, così da evitare la corsa dai pediatri per i certificati medici. Ma il provvedimento si presta a parecchie perplessità:sono stato il primo a far notare come la misura vada a sostegno di chi già beneficia del posto al nido, mentre le risorse andrebbero spese per potenziare il servizio e favorirne l’accesso a tutti. Oggi infatti trovano posto circa il 70-80% delle famiglie che ne fanno richiesta e il 33% dei bambini nati. Ogni posto di asilo nido costa circa 12000 euro all’anno, se la gestione è di privati. Circa duemila in più se la gestione è diretta del Comune di Trento. Quindi facendo due calcoli semplici semplici con questi soldi avremmo potuto creare circa 15 nuovi posti. Che sarebbe stato molto più utile, dando così un concreto aiuto a quel 20/30% di famiglie escluse. (Fonte Trentino del 20/12/2009)



