LA RIVOLUZIONE VERDE DI OBAMA
di Mario Calabresi tratto da la Repubblica del 19 novembre 2008
La rivoluzione verde sta diventando la grande scommessa di Barack Obama. Il nuovo presidente americano si è convinto che una nuova politica energetica e ambientale possa essere la chiave per rilanciare l’economia degli Stati Uniti e ricostruire una leadership americana nel mondo. E possa segnare una rottura simbolica con gli otto anni dell’Amministrazione di George Bush e Dick Cheney e i loro rifiuti di sottoscrivere qualsiasi accordo sul clima. «Ora - ha affermato ieri Obama - è il tempo di affrontare questa sfida una volta per tutte. Il ritardo non è più un’opzione. La negazione non è più accettabile come risposta. La posta in gioco è troppo alta e le conseguenze troppo serie. Troppo spesso Washington ha fallito in questo campo, ma quando mi insedierò le cose cambieranno: la mia presidenza segnerà un nuovo capitolo nella leadership americana sul cambiamento climatico, capace di rafforzare la nostra sicurezza e di creare milioni di nuovi posti di lavoro».
Obama ha lanciato il suo manifesto verde intervenendo, a sorpresa, ad una conferenza sul clima organizzata a Los Angeles da Arnold Schwarzenegger, a cui partecipavano governatori democratici e repubblicani e molti esponenti internazionali. Lo ha fatto con un video di quattro minuti mandato via internet in cui ha sottolineato che «poche sfide sono più urgenti per l’America e per il mondo che combattere il riscaldamento globale». E ha chiesto di agire subito perché «i fatti sono chiari e le evidenze scientifiche ormai indiscutibili: il livello dei mari cresce, le coste si stanno rimpicciolendo, abbiamo siccità record, carestie e tempeste sempre più forti anche fuori dalla stagione degli uragani».
Per questo Obama ha ribadito il proprio programma elettorale mirato a dar vita a un sistema di limitazioni alle emissioni di anidride carbonica, che punti a ridurle entro il 2020 al livello in cui erano nel 1990 e a tagliarle di un altro 80 per cento entro il 2050. Obama promette anche di investire 15 miliardi di dollari l’anno per sostenere progetti dell’industria privata in nuove tecnologie capaci di creare energia pulita: «Investiremo nell’energia solare, nell’eolico, nella prossima generazione dei biocarburanti, cercheremo di sviluppare tecnologie per avere carbone pulito e di sfruttare l’energia nucleare lavorando per renderla più sicura. Questi investimenti non solo serviranno a ridurre la nostra dipendenza dal petrolio straniero, non solo ci aiuteranno a salvare il pianeta ma trasformeranno le nostre industrie e ci tireranno fuori dalla crisi economica creando cinque milioni di nuovi posti di lavoro che saranno ben pagati e non potranno essere dati in outsourcing».
Obama ha poi ribadito che non parteciperà alla conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico in programma in Polonia all’inizio di dicembre, perché non sarà ancora in carica, ma l’ha definita «un appuntamento vitale per il pianeta». «Ma - ha concluso - chiederò ai membri del Congresso che vi parteciperanno, come osservatori, di riferirmi ogni cosa e siate pur sicuri che, non appena comincerò il mio mandato, gli Stati Uniti si impegneranno con vigore in questi negoziati e aiuteranno il mondo verso una nuova era di cooperazione globale sui cambiamenti climatici».
La speranza di Obama è quella di poter rilanciare l’America grazie ad una rivoluzione tecnologica focalizzata sulle nuove energie - coinvolgendo aziende, università, fabbriche, centri di ricerca privati e pubblici che possa avere un impatto simile a quello che negli Anni Novanta si creò con l’informatica.
Così a due mesi dall’inizio della presidenza emergono con chiarezza i tre grandi assi su cui Obama vuole costruire la sua agenda: l’ambiente, il rilancio della classe media (portato avanti con sgravi fiscali, investimenti pubblici e una nuova politica sanitaria) e il ripristino dei diritti civili a cominciare dalla chiusura della prigione militare di Guantanamo. Un programma ambizioso che ha al centro i problemi interni degli Stati Uniti ma punta a dare messaggi simbolici alla comunità internazionale. Per cercare di attuarla Obama ha bisogno di un sostegno larghissimo al Congresso e nel Paese, per questo sta costruendo una rete di alleanze e collaborazioni con ex nemici come Hillary Clinton, John McCain e con governatori simbolo come Schwarzenegger.



